I tempi del deserto sono scanditi dall’attesa, dalla sospensione, dalla possibilità di un ritorno. Già, il Sahara, ‘il Vuoto’, non è sempre stato una terra arida. Qui vi erano savane, paludi, rigogliosi corsi di acqua. Qui vi era la grande fauna africana: giraffe, rinoceronti, elefanti. Il viaggio in Acacus è un’avventura della memoria: l'uomo di una lontana protostoria, qui, ha raccontato, su pareti di arenaria, la sua meraviglia di fronte alla natura. Artisti sconosciuti hanno affrescato ripari, graffito muraglie di quelli che oggi sono fiumi fossili, solo per narrarci del loro mondo. L'Acacus, un piccolo rettangolo di Sahara, quasi il cuore del più vasto deserto arido della Terra, è la più formidabile pinacoteca rupestre che sia arrivata fino a noi. Nel suo labirinto di canyon, archi rocciosi, preziose pozzanghere d'acqua, passaggi di sabbia è conservata davvero la memoria della civiltà umana. E, oltre le falesie dell'Acacus, vi è il mondo delle oasi, il Fezzan delle vie carovaniere che allacciavano l'Africa nera al Mediterraneo. E’ l'universo da miniatura dei palmeti che ancora, dopo tremila anni, sfidano il Sahara. E’ la geografia dei laghi che sembrano nascere, come per miraggio, al riparo dell’ultima, immensa duna. Questa era la terra dei Garamanti, capaci di attraversare il Sahara alla guida di carri tirati da cavalli al galoppo. Oggi è la valle dei loro eredi, i Tuareg, popolo del deserto, che hanno ritrovato le tracce delle loro antiche piste perse fra le dune.