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Ghadames

I vecchi di Ghadames hanno il dono della saggezza: hanno salvato la loro città e hanno ricominciato a piantare palme da dattero. Ghadames è la più bella fra le città dell’intero Sahara. I vecchi non hanno abbandonato l'antica Medina al suo destino quando fu costruita una moderna Ghadames fuori dall’intrico dei vicoli e al di là dei confini delle mura e dei palmeti. Quelle case, a tre piani, capaci di essere fresche in estate e ben riparate in inverno, erano il loro rifugio: ogni giorno, nonostante vivessero nei nuovi palazzi, tornavano nel labirinto della città vecchia e passavano le ore nelle sale ornate con gli oggetti di un surreale ‘barocco’ libico. Ghadames è sempre stata una leggenda per gli uomini che amavano il Sahara, era la prima oasi dopo la traversata del deserto o l'ultima prima di perdersi in un lungo viaggio verso Timbuctù. Città creola e meticcia: qui vivono arabi, tuareg, berberi, neri africani discendenti degli antichi schiavi che erano scampati ai mercati di uomini della piazza del Gelso. Città che si aggroviglia in un labirinto di passaggi coperti, di giochi di luci e ombre, di dettagli, di segni antimalocchio scolpiti negli angoli dei suoi vicoli, di colori improvvisi (il rosso, il giallo, il verde) che sono lampi nel bianco della calce. Città di moschee nascoste e introvabili, di cunicoli, di nascondigli e di passaggi aerei fra una casa e l'altra. Città maschile nel dedalo delle viuzze, città femminile nei percorsi sopra i tetti. Ha ragione chi la descrisse come ‘un soffio di vita’.

Il festival di Ghadames
E’ come se la città vecchia fosse colpita da un soprassalto di vitalità. Come se la Medina addormentata si risvegliasse di colpo. Qualcuno ha riacceso le fiaccole nelle nicchie incise nei vicoli, le porte di legno di palma delle antiche case si sono riaperte. Si ascoltano voci femminili cantare, mani applaudire, flauti da pastori suonare, tamburi rullare. Il gioco è seguire questi suoni fino a scovare, magari nel passaggio più buio, la luce di una casa luminosa e accogliente. E allora bisogna entrare, salire strette scale, sfiorare pareti imbiancate di calce e adornate con cesti dai colori dell'arcobaleno e poi, dentro, il sogno di Ghadames fa il resto. Ogni anno, a ottobre, nello stesso mese in cui si scalano le palme per raccogliere i datteri, l'oasi di Ghadames celebra la sua festa, mette assieme le sue anime (le genti arabe, berbere, tuareg, nere) per un festival che dura almeno tre giorni. Per questo riaprono le porte di tutte le case e le piccole piazza della città si trasformano in mercati. Nei giorni del festival la città vecchia, vicolo dopo vicolo, casa dopo casa, si ripopola, mentre fuori delle sue mura, cavalieri arabi e tuareg con gli abiti delle grandi occasioni si sfidano in orgogliose corse di cavalli e dromedari.